Google Plus once upon a time e la dittatura del web.

Il lavoro di chi si occupa di SEO (search engine optimization) dipende da tanti fattori. L’esistenza di un solo motore di ricerca, praticamente monopolista nella ricerca via web in quasi tutti i paesi del mondo, rappresenta uno dei peggiori ostacoli alla attività SEO.

Il monopolio non prevede la trasparenza delle regole del gioco. Le regole non sono scritte in nessun dove, un solo grande giudice “Google” decide quando la mia azione è lecita e quando no. Le regole “pubbliche” possono cambiare da un giorno all’altro e vanificare ore di lavoro in pochi istanti.

Google

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In qualsiasi stato, si parlerebbe di una tirannia. Nel web non si parla, si lavora e basta.

Giocare sul terreno di Google vuole dire quindi accettare le sue regole, meglio la sua tirannia.

Non abbiamo alternative, oggi.

Sono stato tra i primi sostenitori della piattaforma social Google Plus per una serie di ragioni.

– Google Plus permetteva una democraticità notevole. Io potevo decidere di contattare chiunque e seguire chiunque, a differenza di Facebook dove per poter seguire una qualsiasi persona questa deve abilitare il follow da parte di terzi. Per un marketer questa chance vale oro.

– Google Plus permetteva di unire servizi diversi: YouTube, Gmail, Google Maps … potenziando soprattutto la visibilità di quelle aziende che avevano un sito, la pagina aziendale, una visibilità sulle mappe e un account YouTube.

– Google Plus prometteva di essere poi un grande strumento per dare valore a quanti producessero contenuti di qualità attraverso la creazione di una “autorship”. Come strumento SEO Google Plus ha rappresentato un momento di euforia per molti SEO che si erano lanciati nell’avventura di G+ fin da subito.

Le soddisfazioni non sono mancate in questi anni.

L’essere entrato nei nella classifica dei primi 50 profili italiani per numero di followers (42° ad oggi) è stato qualcosa che mi ha portato una certa popolarità ma soprattutto mi ha dato quella visibilità che mi ha permesso di conoscere persone eccezionali e di conversare con loro sulle difficoltà del mio mestiere.

Molte di queste persone sono diventate amiche nella vita e su altri social network, con altre mantengo costanti scambi di email ecc… Ehsan Ahmadi Gharacheh rappresenta sicuramente l’apice di queste amicizie.

L’annuncio di queste ore che Google non userà più la authorship per i risultati delle sue ricerche è un chiaro segnale della possibile fine di Google Plus.

A fronte del considerevole numero di ore spese in Google Plus la sua possibile fine la reazione più istintiva sarebbe quella di disperazione o di rammarico.

L’esperienza in Google Plus in mobile è stata frustrante. L’incapacità di Google di fornire un’esperienza equivalente a quella desktop era evidente agli occhi di tutti.

Ma sono un SEO e non posso sedermi sulle “sconfitte”.

Credo che l’esperienza di Google Plus è stata UNICA, IRRIPETIBILE.

Mi ha permesso di crescere, di maturare, di allargare il mio orizzonte.

Ho difeso il mio impegno in Google Plus e lo farei nuovamente.

Oggi quello che posso fare è prepararmi all’abbandono della nave (Google Plus) quando questa raggiungerà la rada per non navigare oltre nel mare del web. Una gigantesca Costa Crociera ma questa volta senza vittime.

Cosa farò? Continuerò a sognare un web più democratico, senza dubbio.

Continuerò a impegnarmi nei social network che rimarranno dando la mia versione dei fatti.

Ma soprattutto cercherò di fare tesoro di quello che ho in Google Plus. Ho una lista di contatti che cercherò di coltivare e mantenere.

Ci sono persone con i miei interessi con in quali potremo trovare nuovi terreni virtuali in cui coltivare la discussione, il confronto, lo scambio democratico delle idee.

Se nel frattempo però ci fosse qualcuno che volesse correre nell’impresa di creare:

  • Un social network aperto all’engagement.
  • Un social network pienamente funzionale nell’ambito mobile.
  • Un social network collegato a un Motore di Ricerca che riconosca l’authorship dei contenuti web

Io sarò al suo fianco.