Google Plus, il social network imperfetto per la SEO di Google

Gogle Plus è da sempre gioia e dolore, croce e delizia di quanti si occupano di SEO. Da sempre il social network di Mountain View ha diviso i SEO tra adulatori e detrattori. Vediamo i fatti salienti di quest’anno per capire cosa vale la pena fare, prendere o lasciare.

Il 25 Giugno 2014 Google annuncia, tramite John Mueller (Google Webmaster Trends Analyst), che è stata fatta una piccola variazione nella presentazione dei risultati di ricerca. La piccola variazione annunciata consiste sinteticamente nel togliere l’immagine dell’Autore o del Publisher della singola pagina web dalle query di ricerca di Google.

Questa feature, nota per essere parte integrante dei “Rich Snippet” di Google, aveva fatto la fortuna di quanti a Google Plus ci erano arrivati per primi.

Esempio di rich snippet di Google fino a Giugno 2015

Tra i risultati delle ricerche in Google saltavano infatti subito agli occhi gli avatar di quanti in Google Plus c’erano, sottolineati per altro dal numero di followers dell’utente (autore o publisher che fosse).

Google

I risultati di questa feature erano per altro stati analizzati bene da Justin Briggs in un post dal titolo “Come la autorship di Google impatta sul CTR” (http://justinbriggs.org/how-does-google-authorship-impact-ctr).

Le ragioni che hanno spinto Google a tornare sui suoi passi, secondo alcuni esperti (tra cui Rand Fishkin di Moz) sono dovute al fatto che gli annunci a pagamento di Adwords iniziavano ad avere una resa molto bassa. Ecco quindi la necessità di correre ai ripari. Altri autori (i detrattori di Plus), più pessimisticamente, parlano del lento declino di questo Social Network.

Social Links

Un altro duro colpo era arrivato il 4 Aprile 2014 sempre dalla tastiera di John Mueller che, sul forum di Google dedicato ai Webmaster, scriveva: “Ignoriamo gran parte di questi link (proprio come stiamo ignorando il “web 2.0″ / Pinterest / YouTube / gli articoli/ ), ma se li vedi e vuoi fare in modo che non ti causino problemi, li puoi disconoscere”.

La frase di Mueller si è prestata a svariate interpretazioni. Molti hanno smentito John Mueller nei fatti, mostrando come spesso nelle SERP di Google siano indicizzate pagine dei social network.

I più attenti hanno riscontrato invece la necessità di Google di tutelarsi rispetto ai crescenti richiami che la stessa azienda americana ottiene soprattutto dall’Unione Europea, in materia di Privacy.

La fine della alleanza con Twitter per l’indicizzazione dei suoi contenuti (2009-2011), le complesse policy di privacy di Facebook ecc.. sono sicuramente ostacoli all’indicizzazione dei contenuti “sociali” da parte di Mr Google. Google non può indicizzare il mio profilo su Facebook se lo stesso è mantenuto come “privato” o senza la mia volontà di condividere il mio profilo in modo pubblico. Ma c’è un però. Per quanto la mia privacy in Facebook possa essere “forte”, qualsiasi commento io faccia su pagine Facebook di aziende, lo stesso viene indicizzato allegramente da parte di Google.

Il modo più semplice per scoprire questi post che vengono indicizzati è digitare in Google questo: “site:facebook.com Nome Cognome“. Se la vostra privacy è alta, troverete solo tutte le interazioni vostre con le pagine di Facebook o con gli utenti che hanno livelli di privacy molto “aperti”, fatti salvi i casi di omonimia.

Altrettanto certo è che le pagine di Google Plus e Twitter si posizionano facilmente quando la chiave di ricerca è contenuta nella URL o ancora, la rilevanza dei video nel posizionamento organico. Insomma per quanto i responsabili di Google dichiarino il contrario, i contenuti social vengono indicizzati e contribuiscono più o meno velatamente al posizionamento.

Detto questo, perchè continuare a lavorare su Google Plus?

Ecco le ragioni:

1) Sebbene adesso i link dei post su Google Plus siano sempre taggati con il rel=”nofollow”, è noto che anche questa tipologia di link passa “juice”. Se il Page Rank delle pagine di Google Plus viene ora oscurato, fino a quando è stato possibile misurarlo, vedeva profili di utenti attivi oscillare tra PR 3 e PR6 ed il Page Rank ha sempre rappresentato il valore di una pagina web per Google. Se le pagine di Plus avevano valore prima, questo valore ci sarà anche adesso.

2) Google ha registrato il concetto di “autorship” (patente US20130066970) che prevede l’assegnazione della paternità di un contenuto web. In questo senso, gli autori con una buona reputazione continueranno ad avere una corsia preferenziale per il posizionamento anche se ciò non potrà mai essere reso pubblico da Google per ovvie ragioni.

3) Le pagine aziendali di Google Plus consentono di essere associate alle mappe di Google tramite GoogleMy Business“. I benefici in termini di visibilità e CTR (tasso di click) sono infiniti. Le aziende presenti su Plus e su Maps vantano anche qualche migliaio di visite mensili dovute alla loro presenza sulle mappe di Google.

4) Il profilo di Google Plus dell’azienda può essere associato al canale di Yotube, contribuendo a qualificare ulteriormente l’immagine dell’azienda.

5) E’ noto che un contenuto web diffuso su Google Plus viene indicizzato in modo istantaneo, quindi il fatto di postare una pagina, un’offerta o un contenuto web non ancora indicizzato si rivela come fattore chiave nella velocità di indicizzazione del contenuto stesso.

6) La condivisione di un contenuto “obsoleto” permette di generare un nuovo contenuto che viene indicizzato da Google. Il contenuto stesso ottiene per altro nuova visibilità. Se avete pagine obsolete di un blog, ricondividendole, vedrete che il post su Plus verrà indicizzato e la pagina obsoleta tornerà ad essere visibile anche se non più linkata dalla Home Page del vostro blog.

Se avete altre ragioni per stare in Google Plus, commentate questo post.

Ve ne sarò grato.